"Ismo"

Si vales bene est ego valeo

Chi sono

Utente: palmarola
Nome: Francesco
forse... sicuramente amo il quinto elemento ed il mare

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
mercoledì, 16 dicembre 2009

Ciao...Ivan - premio giornalistico

L’Associazione “Ivan Bonfanti” e l’Associazione Stampa Romana promuovono un premio giornalistico in memoria di Ivan Bonfanti, giornalista e inviato di guerra scomparso nel luglio 2008 a soli 37 anni.

Bonfanti amava il giornalismo lontano dalla redazione. Ha scritto intensi reportage da Gerusalemme, Gaza, Ramallah, Kabul, Romania, Macedonia, Egitto. Coltivava la passione per il Medio Oriente, l’ambientalismo, gli animali. Sognava un giornalismo libero da faziosità e ideologie. Ha promosso la prima rubrica animalista mai apparsa su un quotidiano nazionale, Liberazione animale. Per chi volesse conoscerlo meglio, consultare il sito www.ivanbonfanti.com e www.associazioneivanbonfanti.org

Il premio ha periodicità annuale. La giuria incaricata di valutare i materiali sarà composta da Paolo Butturini (segretario di Stampa Romana), Piero Sansonetti (direttore “L’altro”), Leonardo Coen (inviato de La Repubblica), Ugo Tramballi (inviato de Il Sole 24ore), Francesco Battistini (inviato de Il Corriere della Sera), Lucio Manisco (ex inviato del Tg3 a New York), Asher Salah (docente di Estetica all’Università Jezebel di Gerusalemme), Daniele Zaccaria (caposervizio esteri di Liberazione).

I vincitori saranno premiati a Roma. La data verrà comunicata alla chiusura del bando.

postato da: palmarola alle ore 19:22 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 07 ottobre 2009

"Evviva" l'assolv"ismo"...

Diaz, assolti De Gennaro e Mortola
L'ex questore Colucci rinviato a giudizio

L'amarezza dei rappresentanti delle parti civili. Heidi Giuliani: "E' un intoccabile"


Diaz, assolti De Gennaro e Mortola L'ex questore Colucci rinviato a giudizio

Gianni De Gennaro

GENOVA - Assolti per "non aver commesso il fatto" l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola, accusati di aver indotto alla falsa testimonianza l'ex questore di Genova Francesco Colucci. Secondo il giudice di primo grado, la retromarcia di Colucci che in un primo tempo aveva fatto intendere che "il capo" fosse informato della sanguinosa irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001, non è attribuibile a loro.

I pm avevano chiesto due anni di reclusione. La decisione è stata presa dal gup di Genova Silvia Carpanini, dopo solo un quarto d'ora di camera di consiglio. Lo scorso luglio i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, titolari dell'inchiesta sulle violenze contro i giovani che si trovavano nella scuola, avevano chiesto due anni di reclusione per De Gennaro e un anno e quattro mesi per Mortola. Usciti di scena loro, rimane alla sbarra Colucci, rinviato a giudizio perché, a differenza degli altri due imputati, ha preferito il rito ordinario a quello abbrevitato.

Le due versioni di Colucci. La vicenda nasce da un interrogatorio dell'allora questore di Genova. Inizialmente ammise un coinvolgimento indiretto dell'ex capo della polizia nei fatti della Diaz, ma in seguito, durante il dibattimento, Colucci fece un passo indietro e sostenne che De Gennaro era all'oscuro di quelle violenze. Da qui la richiesta dei pm di falsa testimonianza per Colucci e di istigazione alla falsa testimonianza per De Gennaro e Mortola che avrebbero indotto l'ex questore a ritrattare.

L'intercettazione: "Ho parlato con il capo". L'accusa si fondava su una telefonata registrata tra la prima e la seconda versione dell'ex questore. Colucci chiamò Mortola e gli disse: "Ho parlato con il capo. Devo fare marcia indietro". Il "capo" cui fa riferimento sarebbe stato proprio De Gennaro. Ma il giudice non ha creduto a questa tesi e ha formulato una piena assoluzione.

Imputati soddisfatti. "Siamo molto soddisfatti per l'esito della sentenza, ma anche anche per la serenità con cui si è svolto il processo". E' il primo commento dell'avvocato Carlo Biondi, difensore, insieme a Franco Coppi, dell'ex capo della polizia, attuale direttore del Dipartimento della Informazioni per la Sicurezza Dis. Il verdetto è stato accolto con soddisfazione anche dal legale dell'ex capo della Digos di Genova, promosso nel frattempo a questore vicario di Torino.

Il governo: "Crolla il teorema del complotto". Commenti positivi sono stati espressi da componenti della maggioranza e del Pd. Per il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, la sentenza di oggi "è l'ennesima smentita del teorema del complotto, costruito da qualche pm". Simili parole ha usato il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri: "Crolla l'immotivata campagna di denigrazione delle forze dell'ordine". Soddisfazione per l'esito della vicenda è stata espressa anche dal responsabile della sicurezza del Pd Marco Minniti che ha telefonato a De Gennaro per congratularsi.

Heidi: "De Gennaro intoccabile". Molto diverso il commento di Laura Tartarini, avvocato di parte civile: "La cosa non ci stupisce ma non si capisce dove, come e perché il questore Colucci abbia deciso di fare una falsa testimonianza senza essere indotto: ci sono intercettazioni telefoniche dove Mortola istruisce Colucci; come il giudice possa aver ritenuto che non ci fossero le prove di induzione alla falsa testimonianza lo scopriremo nelle motivazioni". Ancora più dura Heidi Giuliani, madre di Carlo, vittima degli scontri di piazza quell'estate a Genova: "Nessun stupore. De Gennaro fa parte della categoria degli intoccabili del nostro Paese".
postato da: palmarola alle ore 16:52 | link | commenti
categorie: politica
lunedì, 07 settembre 2009

Ambiental'"ismo" canadese e americano

povero pianeta!!! sono tornato nelle mie isole e desolazione subacquea, sporcizia e devastazione terrestre, confermano il veloce declino e destino dei luoghi della natura che ho amato e che il "prossimo" nn vedrà.
Intanto nel mondo...

1)
http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/alaska/1.html
Ad Homer, in Alaska, i pescatori e le associazioni ambientaliste hanno organizzato una singolare manifestazione, formando con le loro barche la scritta "S.O.S.", per esortare i leader politici dell'Alaska a prendere una posizione forte contro l'acidificazione dell'Oceano, causata dalle emissioni di CO2. L'iniziativa ha riunito gruppi di pesca e di conservazione che spesso sono in disaccordo su altre questioni, ma come hanno dichiarato, "tutti sono d'accordo che abbiamo bisogno di un oceano può continuare a produrre raccolti abbondanti".

2) negli stati uniti
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/esteri/obama-presidenza-10/van-jones/van-jones.html
NEW YORK - La settimana di fuoco di Barack Obama si apre con una sconfitta. Assediato dalla destra che lo accusa per il suo passato di "estremista", deve dimettersi il consigliere della Casa Bianca per l'ambiente, Van Jones. Mentre il presidente assapora l'ultimo giorno di vacanza (oggi è la festa del lavoro) preparando un cruciale discorso sulla riforma sanitaria, l'opposizione repubblicana assapora la riscossa. "Glenn Beck ha avuto il suo primo scalpo", commenta il blog progressista Huffington Post, alludendo all'anchorman della Fox News che nelle ultime settimane ha guidato l'offensiva contro Van Jones.

"Non posso chiedere ai colleghi dell'Amministrazione di sprecare tempo ed energie preziose a difendere il mio passato", è stato l'ultimo commento di Van Jones nel gettare la spugna. La sua uscita di scena è un colpo duro per il presidente. Lo scopre a sinistra e tra gli ambientalisti, facendo scomparire uno dei teorici più innovativi della "rivoluzione verde". E al tempo stesso conferma i pregiudizi della destra più virulenta, convinta che la Casa Bianca sia diventata un covo di sovversivi.

Afroamericano, Van Jones è un personaggio emblematico della parabola politica di tanti militanti neri, dalle posizioni radicali all'impegno riformista. Per due volte nelle scorse settimane, sotto l'assedio della Fox News, ha dovuto scusarsi per il suo passato. Si è detto pentito per aver firmato nel 2004 un appello di intellettuali che conteneva questo passaggio esplosivo: "L'Amministrazione Bush potrebbe aver lasciato che accadesse l'11 settembre, magari come un pretesto per la guerra in Iraq". E ha dovuto fare ammenda perché in un discorso pubblico - prima della nomina alla Casa Bianca - aveva affibbiato un epiteto ingiurioso ai repubblicani ("assholes").

Ma il vero scandalo è il suo passato più remoto. Sul quale gli opinionisti di destra hanno scavato implacabilmente, per crocifiggerlo come un quasi-terrorista. Alla pari di tanti intellettuali neri della sua generazione, Van Jones ebbe un impegno politico su posizioni estreme. Fu membro dell'organizzazione Standing Together to Organize a Revolutionary Movement (dalle iniziali Storm, come "tempesta"), un gruppo dall'ideologia vagamente maoista e terzomondista. Fu militante per i diritti civili in California. Fino alla "conversione verde" degli ultimi anni, quando il suo interesse si spostò sui temi dell'ambiente. Il suo libro "The Green Collar Economy", best-seller nel 2008, ha introdotto nel linguaggio corrente l'espressione "colletti verdi" per indicare i mestieri del futuro, nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie ambientaliste. Obama lo aveva voluto al suo fianco per dare sostanza al progetto di rilancio della crescita economica trainato dagli investimenti a tutela dell'ambiente. Le sue proposte dovevano contribuire all'agenda che l'America presenterà il 23 settembre alla conferenza dell'Onu sul cambiamento climatico, poi al vertice di Copenaghen sulla riduzione delle emissioni carboniche.

Nell'orchestrare le accuse contro Van Jones si è distinto Glenn Beck, la nuova star televisiva dei conservatori, definito anche il "televangelista" della destra per i toni ispirati, melodrammatici e apocalittici. Beck parla regolarmente di una "colonna segreta" di comunisti infiltrati da Obama nei gangli vitali del governo per portare avanti un "progetto radicale, rivoluzionario, marxista". I toni virulenti e le tesi improbabili non hanno impedito al suo messaggio di propagarsi. I messaggi di Beck hanno conquistato non solo le frange della destra più oltranzista - come i gruppi di disturbatori che si presentano armati ai comizi di Obama - ma anche l'establishment repubblicano. Riprendendo le accuse della Fox, il deputato Mike Spence la settimana scorsa ha detto che "un estremista come Van Jones non ha diritto di cittadinanza nel dibattito pubblico". E il senatore Christopher Bond ha chiesto l'apertura di un'indagine del Congresso su Jones "per la sua condivisione di sentimenti radicali ripugnanti". Queste tattiche sembrano funzionare. Sulla riforma sanitaria Obama tentenna, forse ritirerà il progetto di un'opzione pubblica perché spaventato dalle accuse di "socialismo". Beck non si sente certo appagato. "Van Jones - dice - è solo la punta dell'iceberg".
postato da: palmarola alle ore 13:17 | link | commenti
categorie: natura, mare, politica, ambiente, isole, varie e non eventuali, ismo
giovedì, 27 agosto 2009

Ambiental'"ismo" italico

La notizia (di seguito) dell'inquinamento della Grotta azzurra mi ha fatto ricordare un episodio (sistematico) accaduto nei primi anni '80.
Luogo: isola di Palmarola, oasi naturale, 1983.
Ricordo, ero bambino, che talvolta accompagnavo il figlio del titolare di uno dei due ristoranti di Palmarola ( "o francese") tale Gennaro Martusciello a buttare le reti a mare.
In un paio di occasioni (di norma buttavo e ritiravo le reti dell'altro gestore del ristorante la Marina (Gaetano Mazzella) nella barca trovava posto una o più di quelle grandi buste di plastica nere piene di lattine di coca cola aranciata ecc.
Le bottiglie, le lattine venivano gettate a mare v o meglio nelle grotte naturali, e c'era un motivo specifico.... Io ero piccolo ma avvertivo che qualcosa non andava e non era giusto.
Ma ricordo bene che alla mia domanda "ma per quale motivo butti a mare le lattine" Gennarino mi rispose " tanto la corrente e le onde qui nella grotta faranno a pezzi tutto e non si vedrà più nulla".
Adesso capisco una cosa, dal 1980 ad oggi niente è cambiato, profitto e ignoranza sono elementi primari dei crimini contro l'ambiente. In Italia se ne parla molto, si parla di ecolog"ismo", di ambiental"ismo", in realtà nel mar tirreno io ho visto sparire interi microcosmi marini.
Non c'è più niente o quasi sott'acqua a pochi metri persino a Palmarola e a Ponza, luoghi che negli anni '80 erano un paradiso per pescatori ed osservatori.
Manca l'educazione, i comportamenti sono contrari alle dichiarazioni e questo riguarda gran parte della popolazione italiana visti i risultati catastrofici ( o megli non visti) nei quali stiamo incorrento sempre più spesso. L'importante sembra farsi i propri comodi sempre e comunque, a discapito di tutti e anche di tutto (l'ambiente) ciò che ci circonda, del doman non frega a nessuno o quasi e alle future proli si fanno pernacchie nel senso che non ci si pensa affatto...
Con grande tristezza penso a quello che ho potuto vedere, ammirare, toccare io sott'acqua e che i miei figli, se ne avrò, e i figli dei miei coetani non vedranno, ammireranno, toccheranno.



NAPOLI (26 agosto) - Mentre la Grotta azzura a Capri resta interdetta, il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore nega un coinvolgimento della Camorra sull'inquinamento del mare caprese.

«Non c'è alcun elemento che possa far pensare, allo stato attuale, ad una presenza della camorra dietro gli ultimi episodi avvenuti sull'isola di Capri», dice Lepore. «Per ora, mi sembra un giudizio azzardato e prematuro tirare in ballo la camorra - aggiunge il procuratore - anche perché finora non abbiamo segnali della presenza della criminalità organizzata sull'isola».

«Ricordo che le indagini in corso sull'inquinamento della Grotta Azzurra sono scaturite da rapporti della Capitaneria di Porto e non da noi - continua Lepore - e se ci fosse stato sentore della presenza di criminalità organizzata le indagini sarebbero state passate alla Dda, mentre continuano ad essere di competenza della nostra sezione ambientale».

«Naturalmente - conclude Lepore - se emergessero elementi che facciano ipotizzare una presenza della camorra agiremo di conseguenza, ma finora appaiono episodi locali. Come ho detto in qualche altra occasione - conclude il Procuratore - c'è l' abitudine di tirare in ballo la camorra ogni volta che succede qualcosa a Napoli, ma lo si fa anche a sproposito».

La Guardia Costiera sorveglia l'accesso alla grotta. I turisti chiedono spiegazioni, gli enti locali protestano, ma intanto resta interdetto alla navigazione (dalle ore 17 di ieri) lo spazio d'acqua antistante la Grotta Azzurra, per un raggio di venti metri: una motovedetta della Guardia costiera sorveglia l'accesso impedendo di trasgredire il divieto emanato con una ordinanza a firma del comandante Domenico Picone.

«La Grotta Azzurra non ha un cancello, una porta: è un luogo ricettivo ed è esposto alle correnti» puntualizza il comandante di corvetta Marino Bertocci, commentando la comparsa di quella schiuma bianca nell'antro, che ieri ha lievemente intossicato i barcaioli. Per la Guardia costiera la giornata è iniziata con uno scarico di idrocarburi nella zona portuale, su cui gli uomini di Bertocci sono dovuti intervenire d'urgenza: «Qualcuno ha pulito il motore a mare tanto per non farci mancare niente...», dice il comandante.

Tre giorni di riposo per i battellieri. Tre giorni di riposo è la prognosi che l'ospedale Capilupi di Capri ha disposto per i tre battellieri che ieri, sotto la Grotta Azzurra, hanno avvertito sintomi di intossicazione. Ai tre, che sono complessivamente in buone condizioni, i medici del Capilupi hanno riscontrato una forte irritazione agli occhi e alla gola.

Per fortuna c'è l'alta marea.
La Grotta Azzurra offesa, chissà da cosa e da chi, oggi si lascia chiudere dall'acqua naturalmente: «Che succede? Perchè non si può entrare?» «C'è l'alta marea», rispondono dalla barca. La risacca camuffa l'emergenza. Mentre una «comune» schiumetta bianca, si espande vistosamente, rovinando un pò il colpo d'occhio di una bella gita: «È quella normale però», assicurano gli esperti. Se il livello del mare toccasse la roccia una quarantina di centimetri più sotto, comunque, la risposta ai turisti, che scendono da Anacapri, sarebbe necessariamente diversa: toccherebbe ricominciare con la storia della chiazza bianca, che ieri ha intossicato i battellieri, inducendo l'interdizione dello specchio d'acqua antistante da parte della Guardia costiera.
lunedì, 06 luglio 2009

A Ivan, Ivn, Ivon, Ivanaskaja

Caro Ivan, i giorni continuano a passare. Giorno dopo giorno il mio dolore rimane, la promessa di portarti con me non lo lenisce affatto. Sembra anzi che più passi il tempo e più si accresca la rabbia per non averti accanto. Ti parlo, ti penso e piango ancora più forte, oggi. Ti ho portato, ti porto con me nella vita di tutti i giorni, amandoti ancora. Ma questo non mi basta. Quella promessa non serve a cambiare il dolore di ieri, di oggi. Penso che vorrei sapere come hai vissuto i tuoi ultimi giorni da quel 21 giugno di Italia Spagna. Vorrei sentirti ridere, abbracciarti tanto e dirti che ti voglio bene. Sai sono felice per la mia vita in questi giorni, sono positivo, vedo le cose belle, amo la vita. Vorrei che potessi ancora ridere di me, con me. Vorrei sentire il tuo abbraccio. I ricordi non mi bastano. Ti voglio tanto bene.

http://blog.ivanbonfanti.com/
postato da: palmarola alle ore 18:27 | link | commenti
categorie:
giovedì, 04 giugno 2009

Ni(non-e)potismo

Il favoloso mondo di Beatrice a quasi... otto mesi; ieri giochi, sorrisi, raucedini, latte e nanna: MITO!
P1020961
postato da: palmarola alle ore 01:21 | link | commenti (1)
categorie:
venerdì, 01 maggio 2009

Depheche!

http://www.youtube.com/watch?v=L2GaCnAiuvo

 Wrong

I was born with the wrong sign
In the wrong house
With the wrong ascendancy
I took the wrong road
That led to the wrong tendencies
I was in the wrong place at the wrong time
For the wrong reason and the wrong rhyme
On the wrong day of the wrong week
I used the wrong method with the wrong technique

Wrong

Wrong

Wrong



There’s something wrong with me chemically
Something wrong with me inherently
The wrong mix in the wrong genes
I reached the wrong ends by the wrong means
It was the wrong plan
In the wrong hands
With the wrong theory for the wrong man
The wrong lies, on the wrong vibes
The wrong questions with the wrong replies

Wrong

Wrong

I was marching to the wrong drum
With the wrong scum
Pissing out the wrong energy
Using all the wrong lines
And the wrong signs
With the wrong intensity
I was on the wrong page of the wrong book
With the wrong rendition of the wrong hook
Made the wrong move, every wrong night
With the wrong tune played till it sounded right yeah

Wrong

Wrong

Too long

Too long

Too long

Too long

Wrong

I was born with the wrong sign
In the wrong house
With the wrong ascendancy
I took the wrong road
That led to the wrong tendencies
I was in the wrong place at the wrong time
For the wrong reason and the wrong rhyme
On the wrong day of the wrong week
I used the wrong method with the wrong technique

Wrong


Sbagliato, sbagliato
sbagliato, sbagliato

sono nato con il segno sbagliato
nella casa sbagliata
con l’ascendenza sbagliata
ho preso la strada sbagliata
che portava a tendenze sbagliate
ero nel posto sbagliato al momento sbagliato
per la ragione sbagliata e la rima sbagliata
nel giorno sbagliato della settimana sbagliata
ho usato il metodo sbagliato con la tecnica sbagliata

sbagliato, sbagliato

c’è qualcosa di sbagliato in me
dal punto di vista chimico
qualcosa di sbagliato in me, naturalmente
il mescolamento sbagliato nei geni sbagliati
ho raggiunto il fine sbagliato con i mezzi sbagliati
è stato un piano sbagliato nelle mani sbagliate
con la teoria sbagliata per l’uomo sbagliato
le bugie sbagliate, sulle vibrazioni sbagliate
le domande sbagliate con le risposte sbagliate

sbagliato, sbagliato

stavo marciando con il tamburo sbagliato
con la faccia sbagliata
prendendo in giro l’energia sbagliata
usando tutte le linee sbagliate
e i segni sbagliati
con l’intensità sbagliata
ero nella pagina sbagliata del libro sbagliato
con l'interpretazione sbagliata del gancio sbagliato
ho fatto la mossa sbagliata, ogni notte sbagliata
con il suono sbagliato finchè divenne corretto, si

sbagliato, sbagliato
sbagliato per troppo a lungo
sbagliato per troppo a lungo
sbagliato per troppo a lungo
sbagliato per troppo a lungo

sono nato con il segno sbagliato
nella casa sbagliata
con l’ascendenza sbagliata
ho preso la strada sbagliata
che portava a tendenze sbagliate
ero nel posto sbagliato al momento sbagliato
per la ragione sbagliata e la rima sbagliata
nel giorno sbagliato della settimana sbagliata
ho usato il metodo sbagliato con la tecnica sbagliata

sbagliato
postato da: palmarola alle ore 19:23 | link | commenti
categorie:
martedì, 10 marzo 2009

Berlusconi al colle...come volevasi dimostrare

Per il presidente della Camera l'ipotesi che Berlusconi diventi capo della Stato non è "remota": "Certamente oggi gode di un appoggio personale e popolare che fa sì che questa ipotesi sia tutt'altro che remota".
leggete tutto l'articolo  http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/politica/pdl-10/fini-quirinale/fini-quirinale.html

strasic!
postato da: palmarola alle ore 11:58 | link | commenti (2)
categorie:
giovedì, 12 febbraio 2009

Rodotà spiega come Berlusconi abbia strumentalizzato la vicenda di Luana Englaro per attaccare la Costituzione

Consiglio a chiunque voglia farsi un'idea della strumentalizzazione avvenuta sul caso Englaro, sulla cultura della vita e della morte..., questa LEZIONE costituzionale di Rodotà:
http://www.youtube.com/watch?v=u2ppJjo7uOo&eurl=http://www.facebook.com/home.php
postato da: palmarola alle ore 10:41 | link | commenti
categorie:

Testimonianze sul caso Englaro

Perché ho il diritto
di scegliere la mia morte

di UMBERTO ECO


BENCHE' il problema mi turbasse molto, e forse proprio per questo, ho cercato negli ultimi mesi di non pronunciare alcun giudizio o opinione sul caso Englaro, per molte e sensate ragioni, ma anzitutto perché non volevo partecipare alla canea di chi stava sfruttando per ragioni ideologiche, da una parte e dall'altra, la vicenda di una sventurata ragazza e della sua famiglia.

Quando il presidente del Consiglio ha preso pretesto dal caso per tentare uno dei suoi ormai reiterati attacchi alla Costituzione, sono intervenuto con Libertà e Giustizia, in piazza, e mi sono unito agli appelli alla vigilanza. Ma nelle poche interviste che non ho potuto evitare ho sempre detto che le poche centinaia di persone che erano con me davanti a palazzo di Giustizia a Milano non erano lì a manifestare sul caso Englaro, perché ero pronto a scommettere che se si fosse fatta la conta si sarebbe visto che metà la pensavano in un modo e metà nell'altro, ma per protestare contro l'attacco al presidente della Repubblica, attentato bonapartista (ringrazio Ezio Mauro per aver rievocato questo precedente) su cui tutti erano d'accordo.

Adesso, sfogliando le gazzette, mi rendo conto come sia difficile dividere questi due problemi e quanta sottigliezza politologica, giuridica e (permettetemi) morale ci voglia a capire quanto i due problemi siano diversi. Ma cosa si può pretendere da chi, come accadeva secoli fa con Terenzio e gli orsi, ha preferito il Grande Fratello alla discussione su questi casi?
Così mi sono trovato citato tra coloro che sul caso Englaro avevano idee chiare e decise. Intervengo per dire che non le avevo, altrimenti le avrei espresse. Solo che, ora che la ragazza è morta, forse si può parlare di questi problemi senza temere di far sciacallaggio su un corpo in sofferenza.

In effetti non intendo parlare della morte di Eluana Englaro. Voglio piuttosto parlare della mia morte, e ammetterete che in questo caso ho qualche diritto all'esternazione.

Dovendo parlare della morte mia, e non di quella altrui, non posso non citare alcuni aspetti della mia vita, tra cui il fatto che qualche anno fa ho scritto un romanzo intitolato La misteriosa fiamma della regina Loana, dove il protagonista, dopo un primo incidente cerebrale per cui perdeva la memoria, cadeva nuovamente in coma.

Non so se scrivendo volessi affermare qualcosa di scientificamente valido o cercassi solo un pretesto narrativo, ma fatto sta che ho impiegato più di cento pagine a far monologare il mio personaggio ormai in coma (non avevo allora calcolato se ridotto a vegetale, imputato di morte cerebrale o in coma eventualmente reversibile - segno che non avevo precise preoccupazioni scientifiche).

In ogni caso il personaggio, in quello stato che chiamerò di "vita sospesa", pensava, ricordava, desiderava, si commuoveva. Sapeva benissimo che probabilmente i suoi cari lo credevano ridotto allo stato di una rapa, o al massimo di un cagnolino dormiente, ma si accorgeva che i medici sanno pochissimo di quanto succede nel nostro funzionamento mentale, e che forse dove essi vedono un encefalogramma piatto noi continuiamo a pensare, che so, coi rognoni, col cuore, coi reni, col pancreas...

Questa era la mia finzione letteraria (per calmare coloro che dall'eccezionale si attendono tutto, dirò che alla fine il mio personaggio sprofondava nel buio) ma devo dire che se l'avevo pensata era perché un poco ci credevo. Non sono sicuro che là dove gli strumenti scientifici di oggi vedono solo una terra piatta, e una assenza di anima, ci sia del tutto assenza di pensiero - e lo dico con sereno materialismo, non perché ritenga che un'anima sopravviva alla morte delle nostre cellule ma perché non mi sento di escludere che - morte e definitivamente alcune cellule - altre non sopravvivano e prendano il controllo della situazione, testimoniando di una straordinaria plasticità non del nostro cervello (questo ormai lo sanno tutti) ma del nostro corpo.

Insomma, siccome sospetto che quando si è sani si pensi anche con l'alluce, allora perché no quando il cervello non dà segni di vita?

Non farei una comunicazione in merito a un congresso scientifico, ma in qualche modo ci credo. Visto che c'è gente che crede al cornetto rosso lasciatemi credere a questo.

Ora che cosa vorrei, se se mi trovassi in una situazione del genere?

A cercare proprio col lanternino tutte le possibilità credo proprio che esse si riducano a tre. Prima possibilità, sopravviverei come una rapa, senza coscienza, senza poter dire "io", reagendo al massimo a qualche modificazione dell'umidità atmosferica, come se fossi una colonnina di mercurio. In effetti a queste condizioni non sarei più "io", ma appunto una rapa e non vedo perché dovrei preoccuparmi di me.

La seconda possibilità è che in quello stato si riviva tutto il proprio passato, si torni all'infanzia, si abbiano visioni e si realizzino quelli che in vita erano stati i nostri desideri, insomma si viva una sorta di sogno paradisiaco. È un poco quel che accade al personaggio del mio romanzo, ma poi purtroppo anche lui cala nelle tenebre.

La terza ipotesi è la più angosciante, è che in quella vita sospesa ci si interroghi su cosa faranno e penseranno di noi i nostri cari, si riviva col cuore in gola gli ultimi momenti di coscienza, si tema per l'orrido futuro che ci attende, o addirittura ci si consumi come ha fatto mia madre negli ultimi dieci anni che è sopravvissuta a mio padre, raccontando a noi figli, ogni volta che poteva, come era stata orribile la notte in cui mio padre era stato colto da infarto, e se non fosse stata colpa sua che aveva preparato una cena forse troppo pesante. Questo sarebbe l'inferno - e ho accolto quasi con sollievo la morte di mia madre perché sapevo che stava uscendo da quell'inferno.

Adesso facciamo una botta di conti alla Pascal. Di tre possibilità solo una è gradevole, le altre due sono negative. In termini di roulette (e sui grandi numeri, tipo diciassette anni di vita sospesa) si è già perso in partenza. Ma il problema non è questo. Io sono pronto a dichiarare che, nel caso incorra nell'incidente della vita sospesa, desidero che non si protraggano le cure (anche se potrei perdere alcuni istanti o millenni di paradiso) per evitare tensioni, disperazione, false speranze, traumi e (permettetemi) spese insostenibili ai miei cari. Ma chi sono io per distruggere la vita a una, due, tre o più persone per la remota possibilità di avere qualche istante o qualche anno di paradiso virtuale?

Io ho il diritto di scegliere la mia morte per il bene degli altri. Guarda caso, è quello che mi ha sempre insegnato la morale, e non solo quella laica, ma anche quella delle religioni, è quello che mi hanno insegnato da piccolo, che Pietro Micca ha fatto bene a dare fuoco alle polveri per salvare tutti i torinesi, che Salvo D'Acquisto ha fatto bene ad accusarsi di un crimine non commesso, andando incontro alla fucilazione, per salvare un intero paese, che è eroe chi si strappa la lingua e accetta la morte sicura per non tradire e mandare a morte i compagni, che è santo chi accetta l'inevitabile lebbra per baciare le piaghe al lebbroso.
E dopo che mi avete insegnato tutto questo non volete che io sottoscriva alla sospensione di una vita sospesa per amore delle persone che amo? Ma dove è finita la morale - e quella eroica, e quella che mi avete insegnato, che caratterizza la santità?

Ecco perché, turbato a manifestare la sia pur minima idea sulla morte di Eluana (non sono, maledizione, fatti miei, ma dei genitori che l'hanno amata più di quanto l'abbia amata Berlusconi, che ha sinistramente fantasmato sulle sue mestruazioni) non ho esitazioni a pronunciare la mia opinione circa la mia morte. E all'amore che una morte può incarnare. "Laudato s' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, - da la quale nullu homo vivente po' skappare: - guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; - beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, - ka la morte secunda no 'l farrà male".



Commento alla sentenza 343/2008 di Bin

Se non sale in cielo, non sarà forse un raglio d’asino?
(a proposito dell’ord. 334/2008)
Roberto Bin
L’esito era scontato, essendo il ricorso privo di qualsiasi fondamento giuridico.
A voler pensare bene, esso è frutto di un errore. Ecco di che si tratta, lo sbaglio è
ben compendiato in questo passo:
“Si è detto che si tratta di denegata giustizia: ebbene, si denega la giustizia quando vi sia una
norma dell'ordinamento che viene evocata. Ma qui non c'è nessuna norma, perché - come
dice il diritto romano, che è molto inferiore al diritto dei giorni nostri, quasi inesistente - ubi
lex voluit dixit, ubi non voluit non dixit”.
Tutto nasce da qui, da un imperdonabile equivoco del sen. Cossiga. Ex
Presidente della Repubblica dedito, anziché alla difesa delle istituzioni, al loro
“picconamento” quotidiano; ex professore incaricato di diritto costituzionale,
sempre respinto dal mondo scientifico e accademico, Cossiga si è fatto promotore di
una levata di scudi delle Camere contro la Cassazione e la Corte d’appello milanese,
ree soltanto di aver rispettato il divieto di non liquet, di rifiutare di rispondere alla
domanda del ricorrente in assenza di una chiara norma di legge. Invece di ignorare
la proposta del senatore, magari con un sorriso imbarazzato, senatori e deputati ne
hanno discusso seriamente e a lungo, hanno chiesto un parere illuminato della
Commissione affari costituzionali, e alla fine l’hanno approvata con l’astensione
“collaborativa” del principale gruppo di opposizione. Già, quando si tratta di
difendere le prerogative parlamentari, l’unità corporativa suggerisce di evitare
troppe divisioni: come mostrano – per limitare la citazione al più recente degli
episodi – le decisioni della Giunta delle elezioni e delle immunità sul caso Di
Girolamo - il senatore eletto in una circoscrizione estera dichiarando falsamente di
risiedervi, che la Giunta, rifiutata al giudice procedente l'autorizzazione
all'esecuzione dell’ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti
domiciliari1, con voto unanime mantiene al suo posto in attesa di sollevare
l’eccezione di incostituzionalità della norma che prescrive l’obbligo di residenza2.
Onore va alle poche voci di dissenso. Per esempio, nella Relazione di
minoranza alla Commissione, i sen. Ceccanti e Pardi avevano correttamente
impostato il tema: “l’assenza di una disciplina specifica delle scelte di fine vita
determina comunque di fatto la possibilità per l’autorità giudiziaria – tenuta a
1 Resoconto sommario n. 6 del 24/06/2008.
2 Si veda il Resoconto sommario n. 15 del 07/10/2008.
decidere in forza del divieto di non liquet – di accedere a interpretazioni diverse delle
norme vigenti, sia pure nel rispetto dei parametri ermeneutici di cui all’articolo 12
delle disposizioni preliminari al codice civile. Qualora volesse limitare tale possibilità,
ben potrebbe il Parlamento disciplinare la materia in esame, evitando così
l’elevazione di un conflitto interorganico che allo stato appare meramente
ipotetico”3. Cioè esattamente quello che oggi risponde la Corte con la sua ordinanza.
Come Gino Gorla4 ha spiegato, il divieto di “denegare giustizia” contenuto in
norme come l’art. 12 delle “Preleggi” - norme che risalgono la tradizione dei codici
(e, ben più indietro, alla novella 125 di Giustiniano5) - non svolge il ruolo di
disciplinare l’interpretazione dei testi normativi, ma quello di regolare i reciproci
rapporti tra il potere legislativo e il potere giudiziario. L’art. 4 del Code civil
disponeva con chiarezza che “le juge qui refusera de juger, sous prétexte du silence,
de l’obscurité ou de l’insuffisance de la loi, pourra être poursuivi comme coupable de
déni de justice”: di questo spirito è erede il nostro art. 12, che non minaccia
punizioni (il fascismo forse aveva un rispetto, almeno formale, per la magistratura
che oggi si è perso), ma indica al giudice il percorso da seguire per rispondere a chi
invoca giustizia, nei casi in cui non riesca a trovare il casus legis. Sotto questo profilo,
la disposizione delle “Preleggi” fa sistema con l’art. 101.2 Cost., che fissa il vincolo
che lega il giudice alla legge.
Insomma, che i giudici siano tenuti a individuare la norma di diritto da
applicare al caso concreto sottoposto alla loro cognizione non è frutto dell’ideologia
usurpatrice della Cassazione, ma specifica prescrizione di legge. Anzi è addirittura un
principio che “fa sistema” con con gli altri principi costituzionali: “modern law
proceeds from a prohibition of denying access to the law as well as from a duty to
give reasons –both of which are in conformity with the concept of the democratic
constitutional state”6. Né si può obiettare che il giudice dovrebbe astenersi dal
decidere in materie “eticamente sensibili”, sulle quali è acceso il contrasto di
opinioni. Vale proprio l’opposto: il diritto serve a comporre i conflitti, e il
ragionamento giuridico attraverso cui si svolge la motivazione della sentenza ha
proprio il compito di raffreddare le emozioni delle parti7.
3 Senato, Doc. XVI n. 1-bis
4 Cfr. in particolare I precedenti storici dell’ art. 12 disposizioni preliminari del codice civile del 1942 (un
problema di diritto costituzionale?), in Foro it. 1969, V, 112 ss.
5 ..che ordinava ai giudici "perfecte examinare causam et quod sibi iustum atque legitimum visum sit iudicare":
cfr. A. M. RABELLO, Non Liquet - From Modern Law to Roman Law, in Israel Law Rev. 1974, 63 ss., 82.
6 F. MULLER, Observations on the Role of Precedent in Modern Continental European Law from the
Perspective of Structuring Legal Theory, in 11 Stellenbosch L. Rev. (2000), 426 ss., 433.
7 “Whatever we select as the legal rules in this area will have strong emotional consequences for the parties
involved, and it is precisely for this reason that these legal analytics are important”: G. COHEN, The Constitution and
the Rights Not to Procreate, in 60 Stan. L. Rev. (2007-2008), 1135 ss., 1139.
Ovviamente ciò non significa che non sia opportuno l’intervento del
legislatore, tutt’altro. Bene farebbe il parlamento ad intervenire, ed anzi l’ordinanza
della Corte termina con un invito esplicito, più esattamente, con un invito e un
monito: “il Parlamento può in qualsiasi momento adottare una specifica normativa
della materia, fondata su adeguati punti di equilibrio fra i fondamentali beni
costituzionali coinvolti”. Perché il problema è proprio questo: si tratta di approvare
una legge che sia rispettosa dei principi e dei diritti costituzionali, e non sia
l’ennesima disciplina che, in nome di “principi non negoziabili” professati da alcuni,
pretenda di imporli a tutti, opprimendo la sfera di autonomia che l’art. 2 della Cost.
riconosce ad ognuno. Ma forse ai fanatici (e agli opportunisti) fa più comodo che il
problema resti irrisolto, che il contrasto tra valori rimanga senza mediazione, che i
“principi” non scendano ad alcun negoziato, così si può continuare ad alimentare il
clima da crociata. Se per caso i giudici, trovandosi costretti loro malgrado ad
esercitare la funzione ad essi affidata, cercano di trovare nel sistema normativo le
rationes sulla cui base decidere, si cerca di bloccarli ricorrendo alla Corte. E se infine
la Corte rigetta questo tentativo strumentale e avventato, allora si fa come il sen.
Quagliariello, che sui giornali accusa la Corte di aver preso una “decisione pilatesca”8
.
Ma, si sa, lui è un grande estimatore del sen. Cossiga, con cui ha firmato la
mozione che ha innescato l’avventura del conflitto di attribuzioni: ritiene che le sue
“picconate” siano state “un contributo indispensabile” per superare i limiti politici
del nostro paese9. Giudizi da storico, quale lui è: per cui gli si può anche perdonare
di prendere lucciole per lanterne quando cita, come precedente rispetto a cui la
Corte “smentisce se stessa”, la sent. 285/199010; la quale, come è evidente, non
c’entra nulla con l’ordinanza di oggi, riguardando un caso in cui la Corte ha
riconosciuto la fondatezza (e preventivamente l’ammissibilità) del conflitto mosso
contro la Cassazione che aveva esplicitamente disapplicato una legge regionale
vigente (oltretutto questa pronuncia, come ben si sa, è stata seguita da una copiosa
e ferrigna giurisprudenza che ha sistematicamente bloccato qualsiasi tentativo di
provocare un giudizio della Corte stessa su ipotesi anche lontanamente riportabili ad
errori in judicando). Meno perdonabili sono altri commenti azzardati, come quello di
Marco Olivetti, che risulta essere docente di diritto costituzionale (anche per
responsabilità di chi scrive, lo devo ammettere) e ciò nonostante scopre con
sorpresa e sdegno che vi sono persino sentenze (come quella della vituperata
Cassazione) che configurano la abominevole fattispecie di “creazione di nuovo
8 Corriere della sera, 9 ottobre 2008.
9 Così si legge nel suo blog: www.gaetanoquagliariello.it.
10 Corriere della sera, 10 ottobre 2008.
diritto da parte di un giudice”11. Non farebbe bene ai nostri giuristi militanti la
lettura rilassante di qualche classico, che so, di Kelsen per esempio? “Soltanto
l’erronea identificazione del diritto con la legge”, vi troverebbe scritto12, può
offuscare l’evidenza che la funzione giurisdizionale “è produzione di diritto nel vero
senso della parola”.
Restano alcuni fatti. Quasi mille tra senatori e deputati hanno perso ore e ore
del loro tempo prezioso (in più di un senso), non per discutere di una legge
equilibrata e rispettosa dei principi costituzionali, ma per convincersi
dell’opportunità del conflitto di attribuzioni contro i giudici; le Camere hanno speso
danaro pubblico per retribuire avvocati disposti ad affrontare l’impervio compito di
stendere un ricorso palesemente infondato; la Corte ha dovuto spendere del tempo
a trattare del ricorso, anche se non ha potuto far altro che rigettarlo in limine litis. E
tutto ciò ha scavato, del tutto inutilmente e gratuitamente, un altro solco tra i poteri
dello Stato, lungo quel delicato crinale che, per ragioni costitutive, nello Stato di
diritto separa la politica dal diritto – crinale che in Italia rischia ormai di diventare
una trincea rispetto alla quale anche la Corte costituzionale è sollecitata sempre più
spesso a scegliere il campo in cui schierarsi. Il che ci fa anche intendere con quale
spirito il Parlamento proceda da un po’ di tempo alla nomina dei “propri
rappresentanti” in essa.
11 Avvenire,
postato da: palmarola alle ore 10:39 | link | commenti
categorie: